ORPHAN – Laszlo Nemes

Con: Bojtorján Barábas, Andrea Waskovics, Grégory Gadebois, Elíz Szabó, Sándor Soma, Marcin Czarnik

(Ungheria, Regno Unito, Germania, Francia; 132’)

(Venezia ’82)

Opera terza del regista pluripremiato László Nemes. Orphan è ambientato a Budapest dopo la repressione della rivolta ungherese del 1956 da parte dell’Unione Sovietica. Al centro della narrazione Andor, un giovane adolescente di origine ebraica con il mito di un padre mai conosciuto, che infonde in lui quotidianamente il coraggio e la speranza. La sua realtà viene però rovesciata dalla comparsa di un uomo autoritario, Michael, che sostiene di essere il vero padre biologico del ragazzo.
La vicenda di Andor viene utilizzata come lente attraverso cui si esplora la fragilità provocata da traumi storici e familiari durante le guerre, ciò perché il regista trae spunto anche dall’esperienza diretta della sua famiglia. Tuttavia, l’opera vuole anche esplorare l’oscurità interiore dell’essere umano e, nello specifico, si chiede quanto ci si possa spingere per evitare il proprio destino.
Questi temi vengono esplorati tramite l’uso di una fotografia ben curata che, talvolta, fa uso dei 35 millimetri dai toni seppiati. Il tono solenne è enfatizzato da musiche classiche e motivi tipici della cultura ebraica.
L’emotività del giovane protagonista viene enfatizzata nella recitazione per accostarlo man mano alla brutalità del padre biologico in un crescendo da cui emerge sempre di più la sua trasformazione. Trasformazione che sembra quasi un destino ineluttabile e che tiene lo spettatore con gli occhi incollati allo schermo, ricordando per composizione narrativa la tragicità greca classica con un moderno eroe che cerca di affrontare un destino quasi profetico, che lo intrappola senza che ce se ne accorga.
Altro elemento, quello della trappola, che ricorre per tutto il film, fino al confronto finale.
Ne risulta un film toccante, che sa dialogare sul passato per interrogarci sul presente, e che sa scavare nella profondità dell’essere umano e della sua eterna lotta contro una realtà la quale, per complessità, sfugge al suo controllo.

Suor Patrizia Rossi

Gianmarco Toson