DINȚI DE LAPTE (DENTI DA LATTE) – Mihai Mincan

Con: Emma Ioana Mogos, Marina Palii, Igor Babiac, Istvan Teglas
(Romania, Francia, Danimarca, Grecia, Bulgaria; 104’)

(Orizzonti)

In una piccola città isolata della Romania, nel 1989, all’alba della fine della dittatura di Nicolae Ceaușescu, la piccola Maria, dieci anni, è l’ultima persona ad aver visto la sorella prima della sua scomparsa, avvenuta mentre andava a buttare dei gusci di noce. Dilaniata da questa perdita, si ritrova a dover affrontare una nuova e terrificante realtà, completamente da sola. I suoi genitori, infatti, travolti dal dolore, non sono più in grado di prendersi cura di lei, lasciandola a cavarsela in un mondo che sembra cadere a pezzi.

Il film è il secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore rumeno Mihai Mincan, noto per i cortometraggi Alaska (2014) e The Comet (2017) e il lungometraggio To the North (2022). Mincan, che appartiene a quella che definisce la “generazione perduta di bambini”, firma un dramma di formazione che si mescola a un’atmosfera da thriller. Il regista ha dichiarato che l’idea per il film è nata dalla lettura di un dossier della Milizia comunista sulla scomparsa di una bambina, e che voleva esplorare il concetto di un “mutismo interiore”, l’incapacità di dare voce a un universo che rischia di prendere fuoco.

A livello tecnico, il film si distingue per scelte registiche precise e simboliche. Le inquadrature sono spesso ravvicinate, zoomate sui personaggi, pur nel caso in cui esse siano girate da lontano, creando una sensazione di distacco, ma, al tempo stesso, di un’osservazione quasi clinica. La macchina da presa è inizialmente posizionata a un’altezza ridotta, quella di un bambino, e man mano che la protagonista cresce e acquisisce consapevolezza, si alza progressivamente. Le atmosfere sono rese con grande efficacia grazie a una fotografia dai colori spenti, che riflettono il grigiore dei palazzoni residenziali dove si svolge la vicenda. Questa estetica cupa amplifica il senso di oppressione e smarrimento.

Il titolo Milk Teeth (Denti da latte) racchiude in sé tre significati: il primo, fisico, si riferisce all’unica cosa che la madre ha conservato della figlia scomparsa; il secondo, metaforico, richiama la caduta dei denti da latte per fare spazio a quelli permanenti, simbolo di crescita e passaggio all’età adulta; il terzo, più pessimistico, gioca sul significato del latte, un alimento che tende a guastarsi.

Il film è un ritratto toccante e a tratti allucinato di un’infanzia perduta. I gusci di noce, che hanno segnato l’ultimo momento della sorella, diventano parte di questi tratti quasi onirici che tormentano la piccola Maria, un dettaglio che la lega indissolubilmente al suo trauma. Una storia di dolore e resilienza, che accompagna la protagonista nel suo lento e difficile percorso verso la maturità.

Irene Ancora