MY FATHER AND QADDAFI – Jihan K
(USA, Libia; 88’)
(Fuori Concorso)

Mansur Rashid Kikhia è avvocato per i diritti umani, ministro degli esteri libico e ambasciatore presso l’ONU. Dopo aver prestato servizio nel regime di Gheddafi, Mansur decide di abbandonare il governo per diventare leader pacifico dell’opposizione. Nel 1993, durante una visita in Egitto scompare misteriosamente; diciannove anni dopo, in seguito alla caduta del regime, il suo corpo viene trovato nel congelatore in una delle proprietà del dittatore.
La regista, figlia di Mansur, ai tempi troppo piccola per ricordare, ricostruisce l’accaduto grazie all’aiuto della propria famiglia, dei colleghi del padre e di archivi storici, fornendo un quadro completo della situazione politica libica del secolo scorso fino ad oggi. D’impatto il racconto dal punto di vista libico, della storia italiana, dell’ideologia e le cause che portarono all’ascesa di Gheddafi e il racconto degli oppositori del dittatore.
La vicenda viene ricostruita senza che la regista intervenga mai in maniera diretta nella storia, solo nel finale si permette di restituire allo spettatore una duplice immagine: la descrizione chiara e precisa della situazione politica libica e la crescita di una bambina senza il padre, conseguenza diretta della situazione descritta.
Applausi e standing ovation, alla presenza del cast, in una sala Casinò visibilmente emozionata.
Gianmarco Toson
Lorenzo Merlino