UNA COSA VICINA – Loris G. Nese

Con: Francesco Di Leva, Mario Di Leva
Italia/2025/90′

(Giornate degli Autori – Notti Veneziane)

Con il coraggio di raccontare un trauma personale generatore di domande dalle risposte vaghe ed incerte, Loris G. Nese, trentaquattrenne regista salernitano, porta al Lido un’opera capace di immergere lo spettatore nella dimensione privata della cruda storia vissuta, mentre lo sguardo è comunque rivolto anche al contesto pubblico e sociale che l’ha prodotta.
La “cosa vicina, vicinissima, che non puoi prendere mai”, che la voce narrante cita più volte, allude proprio alla rincorsa affannosa di una verità che resta inafferrabile: il perché dell’uccisione di suo padre, avvenuta negli anni ‘90, inseguito con fatica fin dall’età adolescenziale e rimasto inafferrabile.

Fin dall’inizio, il sonoro mette in campo un respiro affannoso, asmatico, a schermo ancora scuro e poi attraversato da strisce bianche che, come in un graffito, schizzano una sorta di prato, dove comincia un inseguimento.
La narrazione si snoda in cinque capitoli e un epilogo, alternando, nel montaggio sapiente di Chiara Marotta, filmati di repertorio, interviste alla madre e a una zia riprese dal regista stesso che pone anche le domande, animazione di tavole disegnate anch’esse da Loris Nese, frame in stop motion, puzzle animati con frammenti di foto, filmati di famiglia in VHS. La colonna sonora, creazione originale di Raffaele Caputo, evoca atmosfere inquietanti da film horror (molto amati e citati spesso dal protagonista) ed enfatizza i rumori nelle parti in animazione.
Resta nella maggior parte degli intervistati un “non detto”, una diffusa opacità, un voler rimanere estranei rispetto alla ricerca della verità sul crimine, che soltanto la macchina da presa, continuamente tenuta in evidenza dal regista-reporter, tenta caparbiamente di stanare, forse alla ricerca di un riscatto sociale.

Nadia Ciambrignoni