ESTRANY RIU (STRANO FIUME) – Jaume Claret Muxart
Con: Jan Monter, Nausicaa Bonnín, Francesco Wenz, Jordi Oriol, Bernat Solé, Roc Colell
(Spagna, Germania; 106’)
(Orizzonti)

Ambientato lungo il corso del Danubio, sullo sfondo di una bucolica Germania del sud, il film ruota attorno alla storia di Dídac e della sua famiglia durante una vacanza in bicicletta. L’incontro con Alexander, un enigmatico ragazzo che appare e scompare tra le acque, risveglia in Dídac sensazioni completamente nuove mettendo in crisi le dinamiche familiari.
Il fratello minore Biel percepisce il distacco improvviso del fratello maggiore, mentre la madre Monika rivive il ricordo di un vecchio amore adolescenziale.
La trama dell’opera è basata su una love story sicuramente già vista prima: l’arrivo di un nuovo amore che sconvolge gli animi giovanili e inesperti dei protagonisti, che finiscono trascinati in una spirale amorosa quasi impossibile da controllare, tra impulsi istintivi e gioiosa passione. Apprezzabile la scelta registica di uno stile quasi documentaristico, che evita di far troppo affidamento alla forza delle immagini. L’impatto di Strange River non è dunque visivo, bensì di carattere emozionale che si sofferma sugli sguardi che si scambiano i due giovani protagonisti.
La pellicola è senza dubbio un’opera d’esordio poetica e raffinata, basata sul ritmo emotivo di un viaggio sia fisico che interiore, che propone una delicata riflessione sull’identità, la crescita personale e i legami familiari. Importante come all’interno dell’opera venga trattato delicatamente il tema dell’identità sessuale di Dídac. È da poco, infatti, che il tema dell’orientamento sessuale è stato smantellato da quell’accezione drammatica che l’ha sempre caratterizzato all’interno della narrativa cinematografica contemporanea. Proprio per questo i genitori di Dídac, consapevoli e aperti circa l’orientamento sessuale del figlio, trattano la questione in maniera assolutamente genuina e priva di quel pathos tipico del genere.
Nonostante la regia molto attenta alla resa introspettiva dei personaggi, il film si fa carico di una lentezza non sempre efficace in tutte le scene, rendendolo spesso statico e poco avvincente. Nel complesso un buon film.
Raffaele Piccirillo