À BRAS-LE-CORPS – Marie-Elsa Sgualdo

Con: Lila Gueneau, Grégoire Colin, Thomas Doret, Aurélia Petit, Sandrine Blancke, Sasha Gravat Harsch, Tamara Semelet, Cyril Metzger, Lievke Bartel, Aurelien Patouillard, Etienne Fague

(Svizzera, Francia, Belgio; 96’)

(Venezia Spotlight)

 

1943. Prealpi svizzere, confine con l’Austria. Un’adolescente del popolo viene abusata da un giovane fotografo della “buona” borghesia cittadina. Di qui un faticoso percorso di espiazione e di riscatto.

C’è del marcio in Svizzera. I locali non vogliono gli ebrei; i nazisti sguinzagliano cani lupo col compito di catturare i fuggiaschi.
Molto, del dramma della Shoah, però, appare rigorosamente fuori campo.
Proprio la scelta del fuori campo sembra intenzionale nel racconto della regista, come nella sequenza strepitosa dello stupro sulla povera Emma, dalla seduzione iniziale all’atto carnale violento, ripreso sulle mani della malcapitata che stringono e strappano i fili d’erba del prato.

L’elemento cromatico, aspetto su cui la regista pone una particolare attenzione, specchio del panorama emotivo della ragazza, si evolve nel corso della narrazione, accompagnando lo spettatore in sinergia con i primi piani.

Questi ultimi, figure prevalenti nel racconto; una scelta stilistica che mira a mostrare una storia di progressiva presa di coscienza della dignità di donna prima e madre poi, attraverso lo scavo psicologico della macchina da presa sul volto fragile e determinato della protagonista. Tra sottrazioni emotive e piccole sfumature negli sguardi, ombre di scoramento e silenzi di riscatto ed emancipazione.

Un racconto di formazione, dall’adolescenza precipitata nell’età adulta, che di dipana in un periodo temporale di due anni, sullo sfondo di una nazione, fintamente neutrale, moralmente corrotta e incapace di reagire, se non nella rabbia muta e soffocata della guida spirituale del villaggio.

Un film che parla di autodeterminazione femminile attraverso il coraggio di una fanciulla solo all’apparenza fragile e inerme, raccontando l’emancipazione anche attraverso il lavoro, in una società maschilista e patriarcale, ottusa e bigotta e repressiva.
Strepitosa prova attorale di Lila Gueneau, delicata e tagliente, attorno alla quale ruota gran parte del film.

 

Gianluca Casadei

Matteo Boaretto