HIEDRA – Ana Cristina Barragàn

Con Simone Bucio, Francis Eddú Llumiquinga
Equador, Messico, Francia, Spagna (98’)

(Orizzonti)


Julio è un orfano che, quasi maggiorenne, sta per lasciare l’istituto ove è stato abbandonato appena nato. Ha un ruolo speciale nella comunità dell’orfanotrofio sia nel gruppo dei coetanei che con i neonati, che aiuta ad accudire.
Azucena ha trent’anni. A 13 anni ha avuto una gravidanza inattesa, ha rinunciato a suo figlio ed ora si prende cura del nonno e lavora in un negozio.
Da qualche tempo, però, la giovane donna ha iniziato a seguire Julio e gli altri ragazzi dell’Istituto….
Racconto molto intimo della 38enne regista ecuadoregna Ana Cristina Barragán (già diversi i riconoscimenti al suo attivo), che si è particolarmente concentrata sul lavoro sui giovani attori, provando con loro molte volte le situazioni da rappresentare ed improvvisando sul set. La macchina da presa privilegia inquadrature strette, su mani ed occhi, con obiettivi che hanno permesso di operare sul fuori fuoco, come nell’incipit in cui viene sottolineata l’intensa istintualità dei ragazzi dell’orfanotrofio in un gioco in cui fingono di essere dei cani.
I silenzi permettono di soppesare gli sguardi e il linguaggio del corpo dei protagonisti.
Tutto in Azucena ci riporta alla sua maternità negata, tutto in Julio richiama la centralità per lui della relazione e del contatto umano.
Il titolo, l’edera (Hiedra), secondo le dichiarazioni della regista, ha un multiplo significato di pianta invasiva che cresce anche se non desiderata, velenosa, ma anche bella, capace di sopravvivere e di rigenerarsi.

Fabio Sandroni