THE SMASHING MACHINE – Benny Safdie
Con: Dwayne Johnson, Emily Blunt
(USA; 123’)
(In Concorso)

Diretto dal regista americano Benny Safdie, qui al suo primo progetto senza l’aiuto del fratello maggiore Josh, The smashing machine è ispirato alla vera storia del pioniere e combattente di wrestling Mark Kerr. Il film sceglie di raccontare ascesa, caduta e ripresa di un’icona di sport e show business, mostrando non solo la sua forza, ma anche le sue fragilità.
Safdie ha dichiarato che il titolo «evoca bene immagini di dominio e distruzione. Mark Kerr era davvero la Macchina Distruttrice. La sua forza si manifestava anche fuori dal ring, perché aveva una capacità unica di esprimere le emozioni. Una persona bella e complessa che, come chiunque altro, affronta gli alti e bassi della vita. Spesso diamo per scontato che la statura fisica o le capacità atletiche equivalgano a forza emotiva. Ma solo perché uno sembra l’uomo più forte del pianeta non significa che sia invincibile. I nostri eroi sanguinano come tutti gli altri. Quando esci dal ring il mondo è lì che ti aspetta e sei costretto ad affrontare quello da cui stavi cercando di fuggire».
Anche per queste ragioni il film vuole trasmettere un’empatia radicale che enfatizza il racconto portando la figura di Kerr nel mito.
Un film carico di effetti per una vicenda densa di sviluppi ma lineare e semplice in cui l’amore per il ring sembra superare tutto e tutti. Non mancano scelte virtuose sul piano estetico: movimenti della macchina da presa dinamici, camera a mano ondivaga, ritmo convulso, costruzione delle inquadrature funzionale a far sentire lo spettatore al centro di un grande show, respirando l’atmosfera di un grande incontro sportivo, evidenziando il fattore di spettacolarizzazione dei corpi.
In alcuni casi è significativo il lavoro di pedinamento alle spalle dei personaggi al punto che la macchina da presa sembra voglia nascondersi o scomparire, soprattutto nei momenti più intimi del film.
Federico Romeggio