I BLEW OUT THE CANDLES BEFORE MAKING A WISH di Chao Koi-wang e Hu Chin-ye
(Taiwan, 2026, 116’)
Con Mui Cheng-in (Jojo), Kai Ko (Hua), Elaine Jin (Chon), Tou Chung-hua (Gao), Stanley Yau (Lao Sir), Dada Chen (Pip)
Film in concorso

Una favola moderna con protagonista un improbabile duo: Jojo, una caparbia ragazzina, che vive con l’anziana nonna in un piccolo e buio appartamento di Macao e il giovane Hua, in difficoltà economica, che lavora per conto di un usuraio della zona. Proprio quest’ultimo tenterà maldestramente di intimidirle affinchè saldino vecchi debiti di gioco del padre della piccola – di cui non si sa nulla da anni – ma Jojo ha un piano per far tornare il padre e pagare i tutti suoi debiti: convincere Hua ad andare al casinò e giocare tutte le fiches trovate da lei in casa. Ce la faranno?
I registi al loro primo lungometraggio, ci restituiscono una storia caratterizzata da un mondo adulto che mente e solo apparentemente racconta che “i soldi non sono tutto”, come afferma l’insegnante di scuola di Jojo, lo stesso che poi la ingannerà. Non emergono però personaggi prettamente cattivi, quanto più figure antieroiche, immerse in un quotidiano in cui sono costretti costantemente a “fare i conti in tasca” per poter andare avanti.
Un altro personaggio della favola, è indubbiamente la città di Macao, mostrata fin dalla primissima inquadratura (un lento zoom out), nella sua duplicità tra grattacieli sfavillanti e quartieri poveri con case piccole e molto ‘affollate’, in mezzo divise dalle rovine della chiesa di San Paolo.
Le ambientazioni, prevalentemente notturne, vengono scaldate da ricorrenti elementi simbolici come la fiamma dell’accendino, le candeline sulla torta di Hua e le abat jour nella casa della nonna.
Ne emerge un racconto delicato, dai toni ironici, dove solitudini e fragilità si incontrano, creando un forte e “sgangherato” rapporto, che supera i legami di sangue, in cui si è pronti a fare di tutto pur di aiutare l’altro.
Il titolo “I blew out the candles before making a wish” (“Ho spento le candeline prima di esprimere un desiderio”) ci restituisce la pragmaticità della vita, in cui non c’è spazio per l’attesa e per la dimensione del gioco, tipica dell’infanzia. La scena finale però ci fa ricredere: i due protagonisti giocano con un tubo dell’acqua usato come corda da saltare, ripetendo una sorta di filastrocca “perdi oggi, vinci domani”, scelgono così di non arrendersi alle avversità e di credere nella possibilità di farcela, soprattutto ora che non sono più soli.
Raffaella Zoppi
Le immagini a corredo dell’articolo sono state esplicitamente concesse dall’ufficio stampa del festival al CGS.