NESSUN DOLORE di Gianni Amelio
Con: Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea
Italia
96’
(Fuori Concorso)

La storia segue Davide, venditore di libri in un baracchino in centro a Roma. La sua vita è tranquilla e monotona, finché un giorno, in pausa pranzo, si ritrova coinvolto in un triste evento.
Sentendosi responsabile per l’accaduto, Davide comincia un percorso di espiazione che lo porterà ad incontrare Aminah, ragazza algerina incinta, scacciata malamente dal pronto soccorso. L’offerta di Davide di darle un letto farà sì che ben presto la sua casa sarà piena di persone…
Il tessuto narrativo del film appare sin dai primi momenti complesso e stratificato. L’intento è senz’altro presentare una situazione realistica, di tanti spaccati di vita e vicende che potrebbero accadere ogni giorno.
Il lungometraggio si apre con una leggera carrellata all’indietro e due personaggi, un adulto e un bambino entrambi stranieri, che camminano per strada mettendo in atto piccole strategie per ottenere cibo e soldi. Davide è sin da subito presentato nel baracchino dove lavora, circondato da colori sbiaditi e tonalità beige, proprio come i suoi amatissimi libri usati. La macchina da presa segue in maniera fluida il punto di vista del protagonista mentre vaga per le strade di Roma, in casa, nel polo ospedaliero, facendo così entrare lo spettatore nella quotidianità di Davide.
Molto rappresentativa e simbolica la sequenza iniziale della ricerca dell’uomo per le strade di Roma. Davide attraversa la moltitudine degli invisibili, i dimenticati della società, e si susseguono primi piani, figure intere e dettagli di immigrati diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa strada, dallo stesso grado di abbandono.
Suggestivo il finale, dove tutto il percorso di espiazione di Davide trova finalmente compimento in un commovente e doloroso rito di accompagnamento e passaggio, che libera il protagonista dalla colpa introiettata.
Il film è complesso, articolato; in maniera non scontata e critica attraversa i temi dell’accoglienza, dell’espiazione della colpa e della paternità, voluta e non voluta: anche il simbolico riferimento a La gabbianella e il gatto (Enzo D’Alò, 1998) sembra sottolinearlo. Non costringe lo spettatore a prendere posizione, ma cerca di farlo riflettere e verrebbe spontaneo domandarsi cosa avremmo fatto noi al posto di Davide.
Nessun dolore ha mosso tante critiche e tante opinioni contrastanti, ma nel complesso è un’opera interessante, che può mettere in difficoltà, esattamente come il nostro presente.
Lucrezia Bedini
Irene Sandroni
Fin troppo sottolineato – perché ampiamente preceduto dal dipanarsi di una vicenda che già aveva mostrato, spiegato e ribadito – questo sentimento di mancanza intorno al quale ruota la vita di Davide (Alessandro Borghi), protagonista della vicenda di Nessun dolore di Gianni Amelio, presentato Fuori Concorso a Venezia 83. La presenza di una assenza che si fa lacerante e dispersiva, come esprime chiaramente la macchina da presa attraverso l’uso di totali che abbandonano il protagonista al suo lento e incerto girovagare, è la chiave interpretativa di un vero viaggio alla scoperta di sé, immerso in atmosfere che ricordano quelle kafkiane de Il processo.
Un vuoto esistenziale che si fa cocente per il trentenne Davide, un umile libraio, venditore ambulante in una piazza di Roma e proprietario di un grande appartamento pieno zeppo di libri, convinto che parole e idee possano cambiare il mondo e che la lettura di un libro garantisca una vita migliore. Trova complicità in Elsa (Valeria Golino), una docente universitaria dal passato turbolento, complice nel fornirgli volumi di seconda mano, ma anche indicazioni valide per favorire le vendite. Elsa vive un presente complesso e si affeziona a Davide nel momento in cui la vita di lui cambia drasticamente, sconvolta dall’incontro imprevisto con un bambino di cui si sentirà sempre più responsabile. Entra così in un inferno personale fatto di reticenze, rimorsi e smarrimento, diventando protagonista di un viaggio labirintico tra corsie di ospedale, obitori e sensi di colpa. Altri incontri, con Aminah (Beidja Yahiaoui), una giovane donna impaurita e in evidente attesa di un figlio che deciderà di ospitare in casa sua, e Michele (Valerio Mastandrea), un necroforo ospedaliero con cui entrerà in relazione, lo esporranno ad una maggiore consapevolezza del proprio ruolo nel mondo.
Il quindicesimo lungometraggio di finzione di Gianni Amelio riprende quanto espresso e raccontato con Lamerica nel 1994 e amplifica il discorso autoriale condotto fin dagli esordi, dedicato alla narrazione e messa in scena dell’incontro/scontro con la diversità. Ma se altrove le complessità delle questioni affrontate portavano il cinema del regista in una precisa direzione fatta di luci e ombre, sfumature e dubbi, qui la tendenza è quella di un diffuso appiattimento, nonostante la ricchezza delle tematiche e le buone intenzioni in fase di scrittura. Proprio l’accumulo e la semplificazione di situazioni attraverso i più classici degli stereotipi rendono Nessun dolore un film privo di una vera profondità, più comodo che giusto, più furbo che onesto, che preferisce appiattire le prospettive e restare in prossimità di una superficie emotiva un po’ scontata e scollata dalla realtà, sottolineando e precisando anche quello che si è già visto, in definitiva sfiduciando completamente la portata delle immagini.
Matteo Mazza
In copertina: NESSUN DOLORE (PAINLESS) – Actress Beidja Yahiaoui (Credits Claudio Iannone)