QUEER EDWARD II di Theo Rollason
Regno Unito
97’
(Fuori Concorso)

Presentato fuori concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Queer Edward II, il nuovo documentario diretto dal regista britannico Theo Rollason, offre una potente e vivida rilettura della storia del cinema e della militanza LGBTQIA+, inserendosi nel panorama documentaristico contemporaneo come un’opera di riscoperta archivistica e militanza politica. Il film prende vita grazie al ritrovamento di un vasto archivio di filmati inediti registrati nel 1991 dal celebre direttore della fotografia Seamus McGarvey sul set di Edward II, capolavoro del cinema queer diretto da Derek Jarman che adatta la tragedia di Christopher Marlowe trasformandola in un grido di protesta radicale. Quelle bobine, rimaste per oltre tre decenni rinchiuse in un armadio, documentano il processo creativo del regista londinese, catturando l’atmosfera e le dinamiche di una lavorazione cinematografica vissuta come atto di resistenza. Attraverso le riprese dietro le quinte, l’opera mette in mostra il metodo di lavoro di Jarman, restituendo una figura al contempo rigorosa sul piano estetico e profondamente ironica ed empatica con la troupe e il cast (composto tra gli altri da Tilda Swinton e da un giovanissimo Nigel Terry).
La primavera del 1991 rappresentò un periodo di forti tensioni sociali nel Regno Unito, caratterizzato dalla crisi dell’AIDS, dall’omofobia sistemica alimentata da leggi restrittive (come la famigerata Section 28) e da un clima istituzionale ostile dove lo stigma sociale verso le minoranze era altissimo. Jarman, uno dei primi personaggi pubblici britannici a dichiarare liberamente la propria sieropositività, integrò nel set gli attivisti del gruppo OutRage!, arruolandosi direttamente nella messinscena come simbolo della protesta del movimento. Rollason, appartenente a una generazione nata dopo la scomparsa di Jarman, adotta una prospettiva consapevole dell’eredità storica delle lotte LGBTQIA+, evitando la celebrazione edulcorata del progresso per favorire un’analisi sulla complessità e la conflittualità dei movimenti che hanno conquistato i diritti oggi riconosciuti.
Queer Edward II mostra come il set di Jarman fosse sia un luogo di produzione cinematografica che un vero e proprio spazio di resistenza collettiva. Il documentario cattura il rifiuto categorico del regista londinese e del suo cast di scindere l’atto creativo dall’impegno politico. Rollason pone dunque la sua firma su un apparentemente semplice operazione nostalgica, che stabilisce però un dialogo diretto con le sfide contemporanee, mettendo in luce come la memoria storica della comunità queer venga spesso privata della sua carica politica. In un’epoca in cui le conquiste sui diritti civili continuano a subire attacchi, Queer Edward II si trasforma in un monito quanto mai attuale, un richiamo al valore dell’arte come strumento di lotta e alla necessità di custodire la memoria di chi ha aperto la strada, riaffermando l’importanza dell’espressione artistica come strumento di critica e testimonianza sociale di fronte alle sfide del presente.
Raffaele Piccirillo
In copertina: QUEER EDWARD II – Derek Jarman (Credits Seamus McGarvey Lightborn Films) (2)