WILD HORSE NINE di Martin McDonagh

Con: John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits, Parker Posey

Regno Unito, USA, Cile

118’

(Venezia ’83)

La storia è ambientata nel 1973 in Cile, qualche mese prima del Golpe. Lee e Chris, agenti della CIA, incaricati di destabilizzare il governo in carica, vengono inviati sull’Isola di Pasqua per una missione di carattere personale; la quiete del posto viene così interrotta mentre torna a galla il passato dei protagonisti che dovranno decidere se affrontarlo o scappare da esso.

Colpisce da subito la contrapposizione simbolica tra l’immagine dell’agenzia, fatta di controllo, sospetti, e oppressione e la libertà dei cavalli selvaggi che costituiscono il quieto elemento vivente delle praterie dell’isola.  

Questa, un ambiente più ideale che fisico, è rappresentata attraverso il ricorso a colori forti e fortemente contrastati che rimarcano, non solo i contrasti interiori dei protagonisti – praticamente dei pluriomicidi internazionali responsabili di rovesciamenti politici importanti – alle prese con scelte esistenziali, e creano, altresì, un ambiente ideale per situazioni al limite dell’umorismo nero.

Molto studiata la composizione interna dell’inquadratura costruita per esaltare il punto focale dello sguardo con ricorrente utilizzo del primo piano e di panoramici campi lunghissimi dove la fissità del panorama è interrotta da elementi naturali e manufatti storici (i famosi Moai) che nella loro inclinazione danno al quadro un senso di dinamicità e di alterità.

Da questa scelta di presentazione dell’ambiente-isola emerge la contrapposizione fra l’ambiente tranquillo e sicuro e la tempesta di violenza e di morte che si sta preparando.

Nel complesso il racconto rimanda al teatro dell’assurdo, dove si ride, sì, ma di argomenti più che tragici. Un contrasto molto forte sostenuto dalla geniale interpretazione di John Malcovich che caratterizza il personaggio con intonazioni, gestualità e battute tanto irriverenti e ironiche quanto sconsiderate. L’abile Sam Rockwell, agente Lee nel film, è una spalla comica (e drammatica) perfetta: accompagnando le assurde metafore del suo compagno con guizzi attoriali che bucano lo schermo.

Andrea Pierantozzi e Francesco Caciagli


Anche quest’anno il regista irlandese McDonagh non ci lascia a bocca asciutta: l’ultima volta che lo abbiamo apprezzato è stato nel 2022 per Gli spiriti dell’isola (9 candidature agli Oscar), opera partorita da un cuore irlandese. In Wild Horse Nine l’anima irlandese rimane protagonista: nella sua incomunicabilità e nella sua ambiguità John Malkovich (Chris) ci restituisce una figura enigmatica, brillante e senza scrupoli. I due agenti CIA, Chris e Lee, vengono mandati sull’Isola di Pasqua poco prima del golpe cileno del 1973. Tra le statue Moai, i due amici affrontano vecchi conflitti personali e trame politiche, mentre un incontro inaspettato di Chris minaccia di complicare la missione.

La pienezza del verde, l’eleganza delle colline dell’isola di Pasqua sono come la brezza del tramonto: non sapevi di averla desiderata finché non l’hai sentita. La regia è talmente fresca e brillante, con dialoghi intensi, che ti affezioni, oltre che ai protagonisti, all’isola: è rifugio, è vita, è l’abbraccio di cui si ha bisogno. Non a caso le scelte stilistiche ricadono proprio sulla centralità del luogo non come contenitore ma come culla: ti vede crescere. Continue panoramiche sulle infinite strade dell’isola, senza citare poi gli innumerevoli primi piani sul carismatico Lee e su Chris. In generale Martin ha scelto di sfruttare un’approccio molto diretto: c’è tutto quello che abbiamo bisogno di vedere e non si perde in manierismi di editing pretenzioso, scelta molto apprezzata e condivisa perché ci permette di dare grande attenzione a ciò e chi la merita.

“Forse avrei dovuto uccidere qualche persona in meno e passare più tempo con i cavalli”. Wild horse nine riavvolge la vita di Chris con una buona componente di malinconia, attraverso un ritratto spietato dell’America e la CIA.

La mia personale visione è stata piacevolmente contaminata da Gli spiriti dell’isola; mi è quasi sembrato di vedere insieme, fusi, i personaggi di questi suoi due ultimi film: Martin McDonagh ci ha stregati di nuovo

Arianna Bruschi

In copertina: WILD HORSE NINE – Steve Buscemi, John Malkovich and Sam Rockwell