ARRESTED MEMORY di Sabu

con Ethan Juan, Hsieh Ying Xuan, Moon Lee, Shinichi Tsutsumi, Reika Kirishima

Taipei, Giappone

100’

(Open Venice Fuori Concorso)

Il cinema taiwanese ci ha ormai abituato da tempo a mescolare i generi e il regista Sabu, attivo da trent’anni, confeziona un prodotto che sovrappone il noir con il comico, sfiorando a tratti anche il grottesco.

Arrested Memory segue la vicenda dell’ispettore Lee, un abile poliziotto di Taipei, stimato dai suoi, che, dopo aver perso la sua squadra durante un’azione di contrasto alla malavita, traumatizzato dal senso di colpa, perde la memoria.

Avendo nascosto la cosa, viene incaricato di guidare le indagini sul rapimento di un bambino ma, proprio a causa della sua confusione mentale, induce i suoi colleghi a crederlo complice dei rapitori…
Sin dai titoli di testa, con Mdp che segue uno dei poliziotti in un suggestivo quanto dinamico traveling, il film dichiara di bordeggiare la parodia del genere con la scena di un movimentato interrogatorio, indizio di successive esagerazioni nei diversi corpo a corpo che verranno a punteggiare lo sviluppo dell’indagine.

Se i rapitori si riveleranno dei perfetti incapaci, non migliore figura faranno le forze dell’ordine. Il protagonista, come vuole il genere noir, dovrà fare i conti con la propria vulnerabilità, mostrandosi colpito duramente, ferito, barcollante, ma comunque in grado di sostenere il tipico ruolo dell’eroe  “solo contro tutti”.

Parodia, dicevamo, e si ride, ma anche molta azione e tante botte, al limite della “credibilità”, ma sempre per strizzare l’occhio allo spettatore divertito. Film come questo ne vediamo spesso al Far East di Udine. A Venezia meno frequentemente.

Fabio Sandroni

In copertina: ARRESTED MEMORY – Official still