JAY KELLY – Noah Baumbach

Con: George Clooney, Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup, Riley Keough, Grace Edwards, Stacy Keach, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Eve Hewson, Greta Gerwig, Alba Rohrwacher, Josh Hamilton, Lenny Henry, Emily Mortimer, Nicôle Lecky, Thaddea Graham, Isla Fisher
(USA, Regno Unito, Italia; 132’)

(Venezia ’82)

 

Jay Kelly, nota stella del cinema hollywoodiano al traguardo della mezza età ben interpretata da George Clooney, viene accompagnato dal suo manager Ron (Adam Sandler) e dal resto della sua equipe in un viaggio che li porta prima in Francia e poi in Italia. Si avvia una sorta di tragicommedia narrata come un road movie introspettivo, che indaga la crisi di identità di un attore.

Noah Baumbach, regista esperto (varie candidature al premio Oscar, tra cui “Storia di un matrimonio” nel 2020), porta a Venezia un film sul tema dell’identità personale, con al centro la domanda: quanto è profondo il distacco tra chi siamo e chi vorremmo essere?
Il carattere fortemente introspettivo del racconto viene reso attraverso l’uso insistito delle riprese in soggettiva, che portano subito lo spettatore in mezzo al set come membro della troupe; si comprende ben presto che il film parla del lavoro attoriale nel Cinema scegliendo prevalentemente il punto di vista di chi a questo mestiere ha conformato la propria esistenza. In un percorso meta-cinematografico, lo spettatore assiste anche a una scena dell’ultimo film di Jay Kelly e, durante i numerosi flashback, si accorge di entrare gradualmente nella vita di Jay Kelly, osservandola in soggettiva, come lui. La distinzione tra i piani temporali viene ulteriormente sottolineata tramite un uso classico del colore: toni caldi per il presente, toni freddi e opachi per il passato.
Le inquadrature strette addosso ai personaggi, i campi medi per restituire gli ambienti che frequentano, suggeriscono quasi un bisogno di vicinanza tra i protagonisti, forse alla ricerca di quella relazione umana “vera” di cui difettano, lavorando da sempre nella “finzione” dello spettacolo. La musica agisce da accompagnamento riflessivo, con un sottofondo di pianoforte mai invadente.

Intensa la performance di George Clooney, tra le più emotive della sua carriera, capace di esprimere il momento della vita di un attore caratterizzato da solitudine e rimpianti; ottima anche l’interpretazione di Adam Sandler e di un cast affiatato, che valorizza una sceneggiatura molto tradizionale, non troppo innovativa.

Raffaele Piccirillo

Lorenzo Merlino

Gianmarco Toson