DEAD MAN’S WIRE – Gus Van Sant

Con: Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Al Pacino, Cary Elwes Myha’la.

(USA; 105’)

(In Concorso)

Questa è la vera storia di un confronto che sconvolse il mondo: Tony chiese cinque milioni di dollari, di non essere né accusato né processato, e delle scuse personali da parte degli Hall per averlo truffato di ciò che gli era “dovuto”.

Il regista Gus Van Sant torna sul grande schermo con un film inspirato ad un vero fatto di cronaca: la mattina dell’8 febbraio 1977, Anthony G. “Tony” Kiritsis, quarantaquattro anni, entrò nell’ufficio di Richard O. Hall, presidente della Meridian Mortgage Company, e lo prese in ostaggio con un fucile a canne mozze calibro 12 collegato con un “dead man’s wire”, un cavo teso dal grilletto al collo di Hall.

Il film di Van Sant non si limita a mostrare il fatto di cronaca in sé ma decide di far vedere come i media abbiano preso parte in maniera attiva al caso, strumentalizzandolo per i propri interessi.

Tony è un personaggio ricco di sfumature e viene presentato in maniera completa mostrando i suoi momenti di collera, di umanità, di gioia e di tristezza, spie emotive di un uomo al tracollo, ormai deluso e disilluso dal sogno americano sempre più infranto di fronte alla perenne guerra tra classi sociali.

Dead man’s wire alterna riprese asfissianti in spazi interni ad altre più ariose ma comunque adrenaliniche in esterni, movimenti della macchina da presa frenetici ma pure attenzione ai dettagli per creare atmosfere tese e ombrose, inquietanti e fintamente realistiche come quando i cameramen delle televisioni filmano gli avvenimenti in diretta generando un effetto straniante in cui la finzione diventa irriconoscibile dalla verità storica.

La regia non è l’unico elemento in cui Van Sant restituisce il fascino degli anni ‘70: se da una parte ad agire come un personaggio del film è anche la colonna sonora ricca di pezzi soul indimenticabili, dall’altra i cromatismi sgargianti negli ambienti esterni e nei vestiti fungono da contrasto ai colori più freddi e sobri della casa di Tony.

Epilogo significativo sia dal punto di vista narrativo per la ciclicità della voce che accompagna lo spettatore, sia per il valore politico delle immagini autentiche che ricordano come la Storia e l’umanità siano sempre in bilico tra farsa e tragedia.

Federico Romeggio