AH GIRL – Ang Geck Geck Priscilla

(Singapore, 2026, 99’)
Con: Ong Xuan Jing (Swee Swee/Ah Girl), Sydney Wong (Ah Tian), Doreen Toh (Grandmother), James Seah (Father), Carrie Wong (Mother)

In Concorso

 

Swee Swee, sette anni, una sorellina con cui litiga affettuosamente, ha già capito bene che il problema principale dei bambini sono certi adulti che “mentono sempre” o “sono confusi”, e comunque non sono in grado di prendersi cura di chi ha bisogno di essere protetto e accompagnato, “perché sono solo un bambino”, come ripete la dolce canzone del finale.
Genitori separati, una nonna di supporto, accogliente e severa a fasi alterne, a modo suo, un mondo di genitori, educatori, personaggi nella maturità degli anni che non sembrano riconoscere il mondo dell’infanzia, con i suoi linguaggi, i suoi bisogni e i suoi diritti. A partire dalla doppiezza e confusione dei nomi propri, tra inglese e mandarino; o dalla confusa identità della sorellina minore, simile a un maschietto, anche per il taglio dei capelli, lo stesso che verrà imposto alla ribelle protagonista Swee Swee, costretta a subirlo come un ennesimo sopruso.
Questa storia familiare ambientata nella Singapore degli anni Novanta e ispirata alle esperienze personali della regista, diventa poco a poco immersiva e accompagna lo sguardo ad intravvedere anche i “fantasmi” degli adulti, evocati da traumatiche esperienze personali o legate ai difficili rapporti storici tra paesi come Thailandia, Malesia, Giappone, Cina.
In un contesto complesso, dove una pure precoce maturazione della piccola protagonista non può far fronte ai grandi problemi intrafamiliari, non c’è spazio per un banale happy ending, ma un finale aperto sembra indicare che i più piccoli dovranno da soli prendere in mano la propria vita.
Le soluzioni di linguaggio della regista si rivelano poetiche e lasciano molteplici risonanze nello spettatore, a partire dalle inquadrature della Mdp quasi esclusivamente a livello delle bambine, a riprendere il mondo dal loro punto di vista. In questo senso è molto evocativa la sequenza in cui i genitori, la nonna, i nuovi compagni del padre e della madre sembrano fluttuare su uno sfondo scuro, scontornati, come al di fuori di ogni contesto e di ogni responsabilità; o l’insistenza sugli animali in prigionia, come i cardellini in gabbia, i ragni nelle scatole…
Sorprendenti le capacità espressive e già attoriali delle piccole protagoniste Ah Girl e Ah Tian.

Le immagini a corredo dell’articolo sono state esplicitamente concesse dall’ufficio stampa del festival al CGS.