KUNG FU – Giddens Ko

(Taiwan, 2026, 127’)

Con Kai Ko (Yuen), Berant Zhu (Yi), Gingle Wang (Jing), Leon Dai (Huang Jun), Liu Kuan-ting (Lan Jin), Yen Yi-wen (Madam Speaker), Tseng Wan-ting (Jing’s mom), Kao Ying-hsuan (Goat), Esther Huang (Flower Cat)

in concorso

Giddens Ko, giunto al quinto lungometraggio, sviluppa il suo romanzo online del 2001 di genere “wuxia”. Umorismo irriverente, fantasy, arti marziali.

Un Maestro del Kung Fu Estremo dalle sembianze di un anziano barbone malmesso, due ragazzotti ingenui e remissivi vessati da bulli senza possibilità di redenzione, una ragazza incuriosita dagli strani fenomeni che cominciano a manifestarsi sui due malcapitati: l’introduzione su un presunto piano di realtà dopo un incipit mozzafiato spiccatamente horror e splatter, misterioso e inquietante: così lo spettacolare Kung Fu inchioda (letteralmente) lo spettatore alla poltroncina, immergendolo, volente o nolente, in un trip fatto di viaggi tra diverse dimensioni spazio-temporali, metamorfosi, sdoppiamenti, con un ritmo di montaggio psichedelico.
Impossibile non rimanere coinvolti, anche “fisicamente” (e il sonoro gioca un ruolo importantissimo) in questa storia mitologica e contemporanea al tempo stesso, di lotta per l’affermazione di un distopico potere sull’Umanità, sotto l’immagine di una distorta missione di ammaestramento alla lotta per la Giustizia.
Evidentissima e dichiarata l’origine letteraria della narrazione, generata dai romanzi wuxia di popolari autori cinesi, come Jin Yong, Liang Yusheng e Gu Long; impasto di storia, arti marziali, fantasy e melodramma, incentrati sui valori del patriottismo e della lotta per il potere supremo
Ad essi si è ispirato il regista taiwanese Giddens Ko, romanziere lui stesso e finalmente riuscito nel 2025 a realizzare, come quinto lungometraggio, il rutilante Kung Fu (dopo la pubblicazione online del suo omonimo romanzo nel 2001); con un budget di tutto rispetto a disposizione, circa 9 milioni di dollari, il regista può dare vita a movimenti wuxia, spericolate evoluzioni, duelli, scenari fantastici e orripilanti in cui i suoi personaggi assumono molteplici personalità, identità e sfumature.
L’effetto è sicuro e “barocco”, nell’interpretazione artistica del termine: mira a meravigliare lo spettatore, persino con ironia irriverente nei confronti di un genere tradizionale quasi “sacro” …E ci riesce benissimo.
Applausi a non finire al Far East Film Festival, nonostante fosse l’una del mattino.

Le immagini a corredo dell’articolo sono state esplicitamente concesse dall’ufficio stampa del festival al CGS.