SHUMEI: THE LIVING LEGACY OF KABUKI di Takashi Miike
Con: Ichikawa Danjūrō XIII, Ichikawa Shinnosuke VIII
Giappone,
97’
(Venice open – fuori competizione)

Nel 2022 l’attore giapponese Ichikawa Ebizō ha assunto ufficialmente, nel corso di una cerimonia pubblica nel principale teatro Kabuki di Tokyo, il nome di Ichikawa Danjūrō XIII, ereditando il titolo più prestigioso in questa forma d’arte che risale al 1600 e che vede la sua famiglia protagonista da allora.
Takashi Miike, racconta questo passaggio offrendo un ritratto intimo dell’attore e di suo figlio di dieci anni che si appresta a seguirne le orme enfatizzando, non solo l’impegno teatrale, ma soprattutto il carico emotivo e le pressioni sociali che comporta rivestire questa posizione in Giappone.
Portare il Teatro al Cinema, o nel Cinema, è sempre un’operazione che rischia di irritare i puristi dei singoli linguaggi, dimenticando, peraltro, che il Cinema utilizza da sempre la recitazione.
Takashi Miike, prolifico regista, sceneggiatore, produttore ed attore ha legato il suo nome a tantissimi film (anche per la TV) caratterizzati da toni crudi ed estremi dove i temi della violenza, delle passioni, dei kink, dell’amicizia virile sono coniugati nei sottogeneri yakuza, poliziesco, horror, western…
In questo documentario, il primo della sua filmografia, sconcerta e stupisce gli spettatori portando sullo schermo una storia quasi fantastica (per l’Occidente) di abnegazione e abbandono totale al lavoro teatrale, abbandono che, in questo caso, trascende le regole quotidiane e recupera una dimensione di rispetto quasi sacrale per le tradizioni.
Se assistere ad una performance Kabuki è già di per sé una esperienza che va oltre la dimensione dell’intrattenimento (quasi commoventi la sequenza in cui l’intera compagnia si rivolge al pubblico nella cerimonia di passaggio del nome da Ebizō a Ichikawa Danjūrō XIII e quella in qui il nuovo Danjūrō regala al pubblico trepidante lo sguardo taumaturgico e apotropaico di cui la sua famiglia è detentrice da secoli), in questo racconto la sontuosità e la cura maniacale delle rappresentazioni, dei singoli movimenti, degli effetti scenici parlano di un altro modo di approcciare al Teatro quasi come ad una missione sociale, dove la cura per la bellezza e la perfezione della performance sono occasioni per migliorare il mondo.
Apprezzabile (e rischiosissima), la scelta di eliminare la traduzione in alcune lunghe sequenze di recitazione proprio per costringere, soprattutto gli spettatori non giapponesi, a concentrarsi sulla modulazione dei suoni vocali e sulle espressioni dei volti che, associati ai movimenti ritualizzati del corpo, risultano gli elementi espressivi di questa forma d’arte che, ci ricorda la voce over, è nata per strada da giovani artisti ribelli, quasi “punk” ante litteram.
Il documentario monta interviste ufficiali, momenti dietro le quinte, prove di scena, servizi giornalistici e, ovviamente, riprese da rappresentazioni (anche del passato) in un racconto che appassiona e che, sicuramente, si pone fra le migliori opere non-fiction di questa Mostra.
Alberto Piastrellini
In copertina: SHUMEI – THE LIVING LEGACY OF KABUKI – Official still (Credits Kishin Shinoyama)