THE ROAD TO JERICHO di Amos Gitai

Con: Irène Jacob, Jeanne Moreau, Arthur Miller, Samuel Fuller, Muhammad Abu Jihad, Mohamad Said Alarj, Sara Arneberg, Bahira Ablassi, Sarah Adler, Agnes Garval Lavi

Francia, Regno Unito

76’

(Venice Open – Fuori Concorso)

Un viaggio fisico e metafisico da Gerusalemme a Gerico sulle orme del primo accordo di pace israelo-palestinese (1993) che riguardava, tra l’altro, proprio i territori di Gaza e Gerico, per osservare con gli occhi del presente ciò che ne è conseguito.

Amos Gitai, regista sceneggiatore, artista e produttore cinematografico di Haifa, nella cui filmografia appaiono anche molti documentari, è noto per le posizioni critiche nei confronti del governo israeliano; posizioni che gli hanno provocato non pochi problemi con la censura locale sino alla scelta dell’esilio volontario.

In quest’ultimo prodotto, accolto con entusiasmo sin dalla “prima” in Sala Grande recupera molto materiale d’archivio dalla sua precedente produzione per intrecciare un dialogo con la realtà contemporanea (cristallizzata nelle vicissitudini drammatiche degli abitanti del villaggio beduino di Khan El Ahmar sui quali grava la minaccia di sgombero da parte dei coloni), in un gioco di voci, suoni ed immagini.

Le voci sono quelle, tra tante, di Samuel Fuller, Jeanne Moreau, Arthur Miller, Yitzhak Rabin che restituiscono riflessioni, impressioni meditazioni dal mondo letterario e storico fino a risalire alle suggestioni dal testo di Flavio Giuseppe sulle guerre giudaiche contro Roma.

Il prodotto si offre allo spettatore come un’opera corale su più livelli che mette insieme un ideale on the road tra paesaggi mozzafiato di struggente bellezza, frammenti di spettacolo e performance, voci fuori campo, cronaca documentaria; il tutto sostenuto da una colonna sonora potente ed emozionante a restituire quello che il regista stesso ha definito come: “un viaggio musicale e visivo, un poema per immagini”.

“Abbiamo scelto di guardare a questa piccola comunità beduina come a un microcosmo – ha dichiarato il regista spiegando la scelta del villaggio di Khan El Ahmar e della sua comunità in pericolo – una metafora che risuona con la memoria di Rabin – come avevamo già fatto in House, Wadi e Ananas, raccogliendo le voci di grandi artisti e scrittori… Per me, regista e viaggiatore in questi luoghi, la realtà nasce sempre dall’incontro tra la memoria del passato e l’esperienza del presente”.

L’imperativo del bisogno di pace risuona potente in quest’opera significativa ed emozionante.

Alberto Piastrellini

In copertina: THE ROAD TO JERICHO – Official still (4)