EU CONTEZ (I matter) di Alina Şerban

Con: Denisa Farcaș, Sorin Mihai, Angelina Pavel, Vanessa Dancea, Raisa Mihai, Alexandru Stancu, Alina Berzunțeanu, Natalia Călin

Romania, Germania, Belgio

101’

(Venezia Spotlight)

Rebeca, giovane rom prossima a lasciare l’orfanotrofio, attende che il padre esca di prigione mentre impara a cavarsela da sola: un percorso di crescita che la porta ad accettare e condividere apertamente la propria identità.

Lo stile del racconto cinematografico è lineare, non cerca inquadrature o effetti speciali, né significati nascosti, ma punta sulla ripresa delle ambientazioni attraverso scelte cromatiche e di illuminazione dai toni accesi e vivaci, anche nelle evidenti situazioni di povertà.

Un’altra prova della volontà della regista di rappresentare quel mondo in modo molto realistico, è la presenza in veste di attori dei ragazzi che attualmente sono ospiti della casa famiglia, set delle riprese perché luogo in cui la regista è veramente cresciuta.

Ben espresso anche il senso di inadeguatezza percepito da questi ragazzi nel vivere in una società selettiva, che richiede molto, mentre l’inadeguatezza dei vertici istituzionali sembra considerare queste persone solo come dei numeri, rendendo ancora più difficile il lavoro appassionato degli operatori ed educatori che vivono con loro la difficile quotidianità.

Andrea Liori e Tommaso Piga


È la storia di Rebeca, ragazza rom orfana di madre e con il padre in carcere. Vive gli ultimi mesi in orfanotrofio e rischia di venire espulsa al compimento dei 18 anni se non riesce ad essere ammessa all’università.
Il film inizia con l’inquadratura a figura intera di Rebeca rivota verso gli spettatori, per far capire subito che sarà lei il personaggio del quale seguiremo il punto di vista.
L’esperienza in orfanotrofio ci racconta le vite dei ragazzi, soprattutto il rapporto a distanza con i propri genitori: chiamate perse, promesse non mantenute, sogni infranti, vite destinate a crescere all’interno dell’istituto e tra i pregiudizi della gente.
Rebeca  cerca di proseguire la sua vita senza perdere le speranze, intraprendendo un percorso di studi nella recitazione, soprattutto per riuscire a restare nell’ambiente familiare dell’orfanofrofio e per  emanciparsi.
Importante il sostegno delle educatrici della casa di accoglienza, mentre le ispettrici sembrano rappresentare la miopia delle istituzioni, che creano ulteriori difficoltà a ragazzi già fragili, invece di sostenerli.
A Rebeca e agli altri orfani, infatti, pesa il fatto di non avere nessuna proprietà, neanche una banale coperta, perché tutto è “dello Stato” e questo non li aiuta a formarsi un’identità autonoma; la narrazione, tuttavia, lascia spazio alla faticosa scoperta di una luce alla fine del tunnel.

Donato Russo, Francesco Sanna, Jacopo Serra, Fabrizio Demurtas

 

In copertina: EU CONTEZ (I MATTER) – Official Still (2)