NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor

Documentario
Regno Unito
80′
(Venezia 83)

Una lunga serie di interviste, girate di notte sui tetti di Tel Aviv, sullo sfondo Palazzi con alcune finestre illuminate. In sottofondo i rumori delle strade… 24 tra ufficiali dell’esercito ed esponenti dell’Intelligence israeliana rispondono a domande sul conflitto in corso nel territorio di Gaza.
Il clima plumbeo di alcune risposte evidenzia una consapevolezza talvolta algida, altre più titubante, altre ancora apparentemente esorcizzata da battute infelici.
Il punto di vista interno alla sua parte trasforma il film in un atto giornalistico molto scomodo per lo stato di Israele, ma non assolve mai gli intervistati.

L’ambientazione notturna accentua il clima cupo, sottolineato dai brandelli di una quotidianità spiata dalle lontane finestre di una città nell’ombra, in una sorta di split screen di tante vite che assistono indifferenti o sono protagoniste da lontano dell’orrore.

Le confessioni, se anch’esse sono in ombra per motivi di sicurezza, rimarcano nel contempo anche espressivamente questa dimensione oscura in cui tutto il reportage è immerso.

Progressivamente emergono dettagli agghiaccianti: dalle percentuali di vittime innocenti accettabili all’utilizzo dell’AI per automatizzare le stragi di civili, dal “gioco” dei cecchini al videogame cui viene associato il bombardamento da remoto, fino a fare emergere più volte dai soggetti intervistati la parola definitiva: genocidio.

Significativo sottolineare che il film – i cui due registi sono ben conosciuti per aver girato il Premio Oscar 2025 NO OTHER LAND assieme ai direttori palestinesi Basel Adra ed Hamdan Ballal – è prodotto da Jonathan Glazer, regista a sua volta di LA ZONA DI INTERESSE (Oscar 2024), con cui NAZA ha diverse assonanze; su tutte il motivo della distanza tra spazi della vita quotidiana, costantemente sullo sfondo, e luoghi del massacro; ma anche quella tra le decisioni e le loro conseguenze e, soprattutto, tra responsabilità personale e un sistema edificato per anestetizzare le coscienze.

Il commento dei registi, che durante le scene sul tetto adottano uno stile spoglio e quasi neutrale, è affidato all’ultima sequenza.