PHOTOPHOBIA di Ivan Ostrochovský e Pavol Pekarčík

Con: Nikita Tyshchenko, Viktoriia Mats, Yana Yevdokymova, Yevhenii Borshch, Anna Tyshchenko, Vitaly Pavlovitch, Tetiana Volodymyrivna Syrbu

(Slovacchia, Repubblica Ceca, Ucraina)

(70′)

(Giornate degli Autori)

Kharkiv, febbraio 2022. Durante i primi giorni di bombardamenti, seguiamo le vicende di Niki, ragazzo dodicenne, e della sua famiglia, che trovano riparo nei tunnel sotterranei della metro urbana. Qui il giovane conosce Vika, sua coetanea, e con lei inizia a passare le giornate fra corse nei vagoni, Tik Tok e altri passatempi. Niki cerca di adattarsi a questa nuova realtà vissuta al buio, con tutte le difficoltà fisiche e psicologiche che ne conseguono, sempre con la costante tensione a voler riemergere…

A 10 anni dall’esordio, i due registi Ostrochovský (107 Mothers – Premio Orizzonti alla Miglior Sceneggiatura alla Biennale Cinema 2021) e Pekarčík tornano a lavorare insieme sul genere documentario, cercando di raccontare lo spaccato ‘sotterraneo’ e soprattutto umano di una terra lacerata dalla guerra.

La costruzione del racconto si muove continuamente lungo assi oppositivi, quali luce e buio, apertura e chiusura, salita e discesa. Già il titolo, bianco su sfondo nero, che prende tutto lo schermo, restituisce bene allo spettatore la condizione di chiusura e oscurità, nella quale gli ucraini sono costretti a vivere per sottrarsi alla morte. Il buio diventa infatti sinonimo di salvezza, mentre il sole e la luce di pericolo ed esposizione al rischio. La tensione tra dentro/fuori, inoltre, è sottolineata dallo sguardo del protagonista e dal frequente ricorso che egli fa ad un piccolo strumento, formato da varie lenti, con il quale Niki osserva foto che sembrano prendere vita e rimandano a tutto ciò che accade in superficie.

Ottima la gestione del sonoro: dal gocciare iniziale delle tubature dei sotterranei, che preannuncia il luogo in cui si svolgerà buona parte della vicenda, al rumore delle sirene di emergenza, fino ai suoni quasi fiabeschi usati per il cappello di Vika, che restituiscono spensieratezza e segnalano la dimensione del gioco.

Ne risulta un racconto delicato e speranzoso per le sorti di questo conflitto, in cui, come affermano anche gli stessi registi, solo i sentimenti positivi possono allontanare la guerra e la devastazione da essa creata.

Raffaella Zoppi