UN ANNO DI SCUOLA – Laura Samani

Con Stella Wendick, Giacomo Covi, Pietro Giustolisi, Samuel Volturno
(Italia, Francia; 102’)

(Orizzonti)


Settembre 2007, Trieste. Nel secondo lungometraggio della regista triestina Laura Samani, tratto dall’omonimo racconto di Giani Stuparich, lo spettatore segue le vicende di Fred, diciottenne svedese, che arriva a Trieste per frequentare l’ultimo anno di un Istituto Tecnico, in una classe in cui si ritrova ad essere l’unica ragazza. Fred conoscerà il trio di amici storici Pasini, Mitis e Antero, ma il suo ingresso nel gruppo scatenerà una serie di eventi che metteranno alla prova l’amicizia tra i tre maschi.

Lo spettatore viene subito coinvolto nella narrazione con un interessante traveling all’apertura del film, che segue la strada vuota per arrivare alla scuola in cui l’azione prende l’avvio. Lo stesso traveling viene poi riutilizzato alla fine del film, ma questa volta la macchina da presa riprende Fred uscire dalla scuola, suggerendo l’idea di un cerchio che si è aperto all’inizio e si è chiuso alla fine dell’anno scolastico, richiamando lo stesso titolo del film che appare sullo schermo come se fosse scritto con un gessetto, a rafforzare questa suggestione.

Uno degli elementi più interessanti del lungometraggio è l’uso della lingua, o lingue per la precisione; infatti vengono alternate tre lingue principali, l’italiano (con inserti di dialetto triestino), l’inglese e lo svedese. Sin dall’inizio, come dichiarato dalla stessa regista nel Q&A a seguito della proiezione, la lingua viene utilizzata come gioco di potere: è uno degli espedienti utilizzati dagli studenti per escludere Fred e farla sentire a disagio. La stessa cosa avviene in un altro punto saliente della storia, in cui Fred passa dall’uso dell’italiano a quello dell’inglese per distaccarsi e proteggersi dal conflitto in atto.
Anche l’uso delle musiche non passa inosservato, soprattutto nella scena finale, in cui azione e testo della canzone si completano a vicenda.

La tematica trattata dal film risulta molto attuale e gli studenti vengono rappresentati in modo convincente dai quattro attori, alle prese con la loro prima esperienza davanti alla macchina da presa. Un giovane spettatore può facilmente ritrovarsi nelle battutine e negli scherzi tra studenti,  ma l’opera può essere compresa e apprezzata anche da generazioni diverse.
Il film tratteggia con leggerezza le sfide complesse che i giovani, e soprattutto le ragazze, devono affrontare per poter sopravvivere nel mondo attuale.

Lucrezia Bedini

Nadia Ciambrignoni