EKLIPSE di Manuel Wetscher

Con: Moritz Hohlrieder, Finley Brown, Hannes Perkmann, Lenz Moretti, Lisa Schützenberger, Barbara Romaner

Austria, Italia

91’

(Orizzonti)

È l’estate del 1999. Tomy e il suo amico Chris trascorrono il periodo estivo in una malga alpina dello zio. Natura, acqua che scorre, mucche muggiscono e vengono munte; tutto ciò li circonda ed è sostanza dei loro giorni.

Ma la tranquillità del locus amoenus nasconde un’increspatura: il papà di Tomy è malato di AIDS, o, come si direbbe spregiudicatamente nel film, il “male dei gay”.

Questa presa di coscienza costringe i due fanciulli a confrontarsi con una realtà più grande di loro e sconosciuta.

La narrazione è caratterizzata dall’uso di numerosi elementi simbolici e dalla fissità della macchina da presa, immobile come le vite dei protagonisti. L’AIDS, che nel film è un “brutto mostro invisibile”, viene cristallizzato in immagini ambigue ed enigmatiche di siero del latte, siringhe o gocce di sangue delle mucche. E poi l’eclissi, nonché titolo dell’opera: emblema di qualcosa che esiste, ma che viene oscurato dalla paura, dal silenzio e dal pregiudizio.

Ma l’eclissi reale del ’99 non è solo simbolo di una rimozione dell’inconscio comune m anche occasione di rivelazione e disvelamento; non a caso alle inquadrature che illustrano la massima sovrapposizione di sole e luna sono montati frammenti di filmati che rimandano all’infanzia dei due giovani.
Quasi a suggerire che l’infanzia, periodo di innocenza e di solarità, viene offuscata dall’ombra nera della malattia (elemento lunare e notturno).

E ancora, l’evento astronomico può anche essere letto come un grande atto di amore verso il cinema. I due piccoli spettatori si mettono comodi, indossano degli occhiali protettivi (ben assimilabili ai classici occhiali 3d) e si godono lo spettacolo. L’eclissi è il loro film.

Francesco Azzini e Lucrezia Mastrobisi


Durante l’estate del 1999 due bambini, Tomy e il suo migliore amico Chris, trascorrono le vacanze insieme in una malga sulle Alpi. In questo scenario all’apparenza idilliaco, gli adulti custodiscono però una verità inconfessabile: il padre di Tomy si trova ricoverato in ospedale malato di AIDS, etichettato dalla comunità come “il male dei gay”. Quando la notizia trapela e giunge all’orecchio di Chris, la paura e il pregiudizio prendono subito il sopravvento, incrinando il rapporto tra i due.

Partendo da una vicenda autobiografica, il regista sceglie di raccontare il tabù attraverso gli occhi di un bambino, esplorando quel confine sottile tra verità taciute e menzogne. Il nucleo dell’opera non riguarda infatti l’HIV in termini clinici, ma il peso devastante dello stigma, della discriminazione, e della vergogna sociale che riesce a compromettere anche un rapporto puro come quello dell’amicizia tra due bambini. La malattia non viene dunque mai mostrata o spiegata direttamente, ma lo spettatore ne percepisce la presenza attraverso i simboli.

A livello tecnico, il film adotta un ritmo molto lento che segue da vicino la quotidianità estiva dei due ragazzini, restituendo un forte senso di serenità e spensieratezza: la routine con gli animali, i giochi nell’acqua, le passeggiate nei boschi e i momenti di ozio al sole.
Anche la gestione del sonoro va nella stessa direzione realistica: non ci sono musiche extradiegetiche né dialoghi superflui. Lo spazio sonoro è lasciato quasi unicamente ai suoni in presa diretta della natura montuosa. L’unica eccezione è un momento in cui i due bambini mettono in scena un piccolo spettacolo sulle note di Blue degli Eiffel 65.
La macchina da presa lavora con inquadrature precise e ferme, accompagnate da una fotografia pulita che valorizza il paesaggio.

Il titolo Eklipse rimanda al fenomeno astronomico in cui la luna copre temporaneamente il sole, metafora perfetta della verità e del segreto che gli adulti tentano di sottrarre allo sguardo dei due bambini pur sapendo che la realtà rimane lì, immutata.

Il film non convince fino in fondo: l’estrema dilatazione dei tempi e la narrazione quasi muta finiscono per appesantire la visione. Il tema, già per natura sussurrato e mai esplicitato, rischia di restare eclissato non dal silenzio degli adulti ma dal ritmo narrativo, che lo tiene troppo a lungo sullo sfondo prima di lasciarlo emergere.

Irene Ancora

In copertina: EKLIPSE – Moritz Hohlrieder and Finley Brown